L’essere umano, nonostante spesso non voglia ammetterlo, è in fin dei conti un animale e come tale agisce in alcune situazioni, come ad esempio di fronte al pericolo.
Per i nostri avi, il pericolo era rappresentato da qualche bestia feroce il cui unico scopo era papparci in un sol boccone (ok, forse ho letto troppe volte Cappuccetto Rosso, ma avete capito cosa intendo). In quest’epoca, il pericolo maggiore è rappresentato dalla paura di fallire, di essere giudicati male, derisi, di non soddisfare le aspettative altrui.
E se all’epoca dei nostri avi, il nostro spirito di sopravvivenza si faceva vivo urlandoci nella testa “Scappa!!!”, le cose oggi non sono poi tanto cambiate. Il nostro critico interiore, infatti, voce dello spirito di sopravvivenza sempre a caccia di minacce, ci fa sfuggire da tutte quelle situazioni che ci metterebbero in “pericolo” (ovvero, che ci farebbero uscire dalla zona di confort).
Per questo, quando ti appresti a fare qualcosa che ti spaventa, qualcosa di nuovo, qualcosa di sfidante, una vocina dentro di te inizia a dirti che sei troppo giovane, vecchia, povera, impreparata, brutta, grassa, umile per farla, facendoti intendere che lo fa per il tuo bene.

Cosa fare e non fare con il critico interiore?

Con lui è inutile discutere, arrabbiarsi, fargli capire che ha torto. E’ importante imparare a riconoscerlo, distinguendolo dal pensiero realistico. Il critico interiore è rude, spietato, vede tutto in bianco o nero, è irrazionale, pessimista, ti vuole convincere che non sei abbastanza e che te lo dice perché è dalla tua parte. Il pensiero realistico, invece, si basa sui fatti, vede le sfumature, è ottimista, cerca soluzioni.

Perché si sveglia il nostro critico interiore?

Il nostro critico interiore ci fa sfuggire da tutte quelle situazioni che ci metterebbero in “pericolo”. E’ la paura, quindi, a fargli rizzare le antenne: paura di essere visibile, di esporsi al giudizio, di non piacere. Per questo, sarà importante riconoscerlo, ascoltare cosa ha da dire e chiederti “cosa gli fa paura di questa situazione?”. Quando ti parla, rispondigli con humor e ironia, per togliergli un po’ di potere. Immagina di abbassare il volume della sua voce o di poterlo mettere in pausa o di poterlo rimuovere dal luogo in cui ti trovi e mandarlo altrove. Ma non eliminarlo!

Perché il critico interiore non va eliminato?

Come abbiamo detto, è la voce del nostro spirito di sopravvivenza, è un vecchio amico un po’ pessimista e brontolone che ha sempre la sua da dire, perché ci vuole mettere in guardia. Capire da cosa ci voglia mettere in guardia è importante, perché ci parla delle nostre paure e se le conosciamo, possiamo anche pensare a come reagire. Per questo, è importante riconoscerlo, etichettarlo e poi metterlo un po’ da parte, attivando della compassione per lui.

Diario del critico interiore

Un esercizio che ti suggerisco è quello del diario. Dividi il foglio in 3 colonne, nella prima indica cosa ti dice il tuo C.I. rispetto ad un tuo progetto, un’idea, una decisione che devi prendere; nella seconda indica, rispetto alla frase che ti dice, di cosa ha paura; nella terza immagina una o più azioni per calmare il C.I. su quella paura specifica. Fallo su almeno 3 delle frasi che abitualmente ti dice, così da avere pronta la strategia la prossima volta che si ripresenta!

 

Se vuoi vedere quali risultati si possono ottenere, lavorando sul proprio critico interiore, leggi la storia di Laura

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