Quante volte nella vita, quante volte al giorno diciamo: “non ho tempo per me”. Non abbiamo tempo di fare sport, non abbiamo tempo di trovarci per fare due chiacchiere con le amiche, non abbiamo tempo di seguire il nostro hobby, a volte non abbiamo tempo nemmeno per la nostra famiglia. E questo ci fa soffrire, ci fa sentire impotenti, perché non siamo padroni del nostro tempo, che ci sfugge tra le dita.

Poi il destino beffardo ci fa un regalo, ci regala moltissimo tempo libero, ma per avere questo regalo paghiamo un prezzo altissimo: la perdita del lavoro. Quando perdiamo il lavoro, improvvisamente le nostre giornate si liberano, abbiamo tutto il tempo del mondo per bere quel famoso caffè con le amiche, per andare a correre tutte le mattine, per organizzare la partita a calcetto che abbiamo sempre rimandato, per leggere con calma il giornale senza avere il fiato sul collo. Eppure… questo non ci fa star bene, questo improvviso tempo libero ci angoscia più di quando di tempo non ne avevamo affatto. E non importa se siamo usciti dall’azienda con tutti i paracaduti del mondo, se possiamo stare abbastanza tranquilli perché ci hanno “mandato via” con tutti i benefit del caso. Le pagine (improvvisamente) bianche dell’agenda pesano di più di quando non avevamo spazio nemmeno per il dentista.

Questo non è tempo libero, è tempo VUOTO, che la nostra testa ci dice di riempire in tutti i modi, per farci sentire meno soli, meno inutili, meno vecchi. Qualcuno reagisce riempiendo l’agenda con tutto ciò che è possibile, ogni tipo di sport, mostra, hobby, corso, incontro; mette in agenda anche “andare a comprare il giornale” per dimostrare a se stesso che di cose da fare ne ha ancora moltissime. Qualcun altro invece reagisce all’opposto, immobile, incapace di fare anche quelle cose che si era detto avrebbe fatto appena avesse avuto del tempo, dal riordinare l’armadio a sistemare il giardino, dal chiamare quel vecchio amico all’iscriversi al corso di yoga. Tutto improvvisamente sembra costare fatica, sembra una costrizione e si decide di non fare assolutamente nulla. In entrambi i casi, quel vuoto urla, dice che il tuo tempo è passato, che non c’è più spazio per te, che il resto del mondo va avanti mentre tu sei immobile.

Nel mio lavoro, io vivo questo momento con le persone che hanno perso il lavoro. A volte, mi confidano cose che non dicono nemmeno ai propri compagni di vita, ai propri cari, perché non si vogliono sentire un peso, non vogliono far preoccupare l’altro. E piano piano li vedo trovare la forza per rialzarsi, per capire che possono davvero sfruttare questo momento per ricostruirsi, disintossicarsi, riappropriarsi di una vita che troppo spesso mettiamo nelle mani di un’azienda che, quando non ne ha più bisogno, la getta via. Qualcuno la chiama resilienza, altri semplicemente forza d’animo.

Fare la pace con questo Tempo, capire che non è lui che muta forma, ma siamo noi che cambiamo modo di viverlo, ci fa riprendere contatto con una dimensione meno artificiale, fatta di orari dettati dal sole, momenti di noia, altri di adrenalina. E ci si concentra su di noi in maniera più profonda, non legata all’immagine che gli altri hanno, ma che guarda a ciò che noi vogliamo essere e vogliamo lasciare su questa terra, che non è certo solo un’agenda piena di vuoti impegni.

Perciò, dico a coloro che si trovano in questo momento di tempo vuoto, amate questo tempo, gioitene e traete il meglio da esso, fatene risorsa, pensando a quando, fra qualche mese, rimpiangerete quel caffè bevuto lentamente mentre leggete un buon libro. Perché quel momento arriverà e voi sarete più forti che mai.